AGLI SPOSI NOVELLI DI PIO XII PAPA

La sposa è il sole della famiglia

Nel volgere della vostra vita, diletti sposi novelli, il ricordo, che della casa del Padre comune e della sua benedizione apostolica porterete con voi, vi accompagnerà come dolce conforto e augurio nel cammino che iniziate con mille liete speranze, sotto la protezione divina, in un tempo turbinoso qual è il presente, verso una meta che più o meno vi lascia intravedere la caligine del futuro. Ma davanti a questa caligine il cuor vostro non teme: l'ardore e l'ardimento della giovinezza vi assiste; l'unione degli animi e dei desideri, dei passi e della vita, il medesimo sentiero che calcate non vi turbano la tranquillità dello spirito, anzi ve la rinnovellano e dilatano. Entro le pareti domestiche voi siete felici; non vedete caligine; la vostra famiglia ha un proprio sole, la sposa.

Udite come ne parla e ragiona la Sacra Scrittura: La grazia di una donna diligente rallegra il suo marito e il sapere di lei lo rende alacre ed ilare. Dono di Dio è una donna silenziosa, e un animo ben educato è cosa senza pari. Grazia sopra grazia è una donna santa e vereconda, e non vi è prezzo che uguagli un'anima casta. Come il sole che si leva sul mondo nel più alto dei cieli, così la bellezza di una donna virtuosa è l'ornamento della sua casa (cfr. Sir 26, 13-16).

Si, la sposa e la madre è il sole della famiglia. E' il sole con la sua generosità e dedizione, con la sua costante prontezza, con la sua delicatezza vigile e provvida in tutto ciò che vale a far lieta la vita al marito e ai figli. Intorno a sé ella diffonde luce e calore; e, se suol dirsi che allora un matrimonio è benavventurato, quando ognuno dei coniugi, nel contrarlo, mira a far felice non se stesso, ma l'altra parte, questa nobile sentimento e intento, pur concernendo ambedue, è però prima virtù della donna, che nasce coi palpiti di madre e col senno del cuore: quel senno che, se riceve amarezze, non vuol dare che gioie; se riceve umiliazioni, non vuol rendere che dignità e rispetto; al pari del sole che rallegra il nebuloso mattino coi suoi albori e indora i nembi coi raggi del suo tramonto.
La sposa è il sole della famiglia con la chiarezza del suo sguardo e con la vampa della sua parola; sguardo e parola che penetrano dolcemente nell'anima, la piegano e inteneriscono e la sollevano fuori del tumulto delle passioni, e richiamano l'uomo alla letizia del bene e della conversazione familiare, dopo una lunga giornata di continuo e talvolta penoso lavoro professionale o campestre, o d'imperiosi affari di commercio o d'industria. Il suo occhio e il suo labbro gettano un lume e un accento, che hanno mille fulgori in un lampo, mille affetti in un suono. Sono lampi e suoni che balzano dal cuore di madre, creano e vivificano il paradiso della fanciullezza, e sempre irraggiano bontà e soavità, anche quando ammoniscono o rimproverano, perché gli animi giovanili, che più forte sentono, più intimamente e profondamente accolgono i dettami dell'amore.

La sposa è il sole della famiglia con la sua candida naturalezza, con la sua dignitosa semplicità e col suo cristiano e onesto decoro, così nel raccoglimento e nella rettitudine dello spirito, come nella sottile armonia del suo portamento e del suo abito, del suo acconciamento e del suo contegno insieme riservato e affettuoso. Sentimenti tenui, leggiadri cenni di volto, ingenui silenzi e sorrisi, un condiscendente moto del capo le danno la grazia di un fiore eletto e pur semplice, che apre la sua corolla a ricevere a riflettere i colori del sole. Oh se voi sapeste quali profondi sentimenti d'affezione e riconoscenza una tale immagine di sposa e di madre suscita e imprime nel cuore del padre di famiglia e dei figli! Tratto da:
UN DISCORSO «AGLI SPOSI NOVELLI» DI PIO XII, PAPA
(DISCORSI E RADIOMESSAGGI, 3, 385-390; 11 MARZO 1942)

DIO GARANTE DELL'INDISSOLUBILITA'

«DIO GARANTE DELL'INDISSOLUBILITÀ»
II matrimonio è più del vostro amore reciproco, ha maggiore dignità e maggiore potere. Finché siete solo voi ad amarvi, il vostro sguardo si limita nel riquadro isolato della vostra coppia. Entrando nel matrimonio siete invece un anello della catena di generazioni che Dio fa andare e venire e chiama al suo regno.
Nel vostro sentimento godete solo il cielo privato della vostra felicità.
Nel matrimonio invece venite collocati attivamente nel mondo e ne diventate responsabili. Il sentimento del vostro amore appartiene a voi soli. Il matrimonio, invece, è una investitura, un ufficio. Per fare un re non basta che lui ne abbia voglia. Occorre che gli riconoscano l'incarico di regnare. Così non è la voglia di amarvi che vi stabilisce come strumento di vita. È il matrimonio che ve ne rende atti. Non è il vostro amore che sostiene il matrimonio. È il matrimonio che, d'ora in poi, porta sulle spalle il vostro amore.Dio vi unisce in matrimonio: non lo fate voi, è Dio che lo fa.
Dio protegge la vostra unità indissolubile di fronte a ogni pericolo che la minaccia dall'interno e dall'esterno. Dio è il garante dell'indissolubilità. È una gioiosa certezza sapere che nessuna potenza terrena, nessuna tentazione, nessuna debolezza potranno sciogliere ciò che Dio ha unito.
Dietrich Bonhoeffer* *Il 9 aprile 1945 nel campo di concentramento di Flossenbürg Dietrich Bonhoeffer, giovane teologo luterano, viene denudato, appeso a un gancio e strangolato, condannato a morte a soli 39 anni da Hitler per aver organizzato un fallito complotto contro di lui. Sesto di otto figli, Dietrich era stato destinato dalla famiglia a una brillante carriera nelle professioni liberali ma aveva voluto studiare teologia e farsi pastore. Ingegno brillante, allievo di Karl Barth, fu tra i promotori di quella "Chiesa confessante" che nel 1934, dopo le prime leggi razziali e l'asservimento al nazismo delle Chiese evangeliche tedesche, aveva coraggiosamente dichiarato la propria fedeltà a Gesù Cristo. Fuggito in America prima della guerra per le persecuzioni del regime nazionalsocialista, decise di ritornare in Germania e affrontare le conseguenze dell'opposizione a Hitler. Arrestato dai nazisti, dall'aprile 1943 all'ottobre 1944 fu imprigionato nel carcere berlinese di Tegel, dove scrisse vari testi e lettere, e poi nel volume "Widerstand und Ergebung" (“resistenza e resa. Lettere e scritti dal carcere"). Tra queste, anche la riflessione sul matrimonio, che qui viene pubblicata, diventata un classico del rapporto fra amore e matrimonio.
Pierangelo Giovanetti Tratto da:
mensile di vita familiare "NOI GENITORI E FIGLI" supplemento ad Avvenire

Sin dai primi secoli cristiani, si avvertì la necessità di manifestare le ragioni della fede cattolica, difendendola dunque dagli attacchi che le provenivano sia dall’interno (varie eresie e deviazioni dottrinali) sia dall’esterno (cioè dai pagani che, per ignoranza o pregiudizio, muovevano forti critiche al Cristianesimo). Sorsero dunque, tra i fedeli, numerosi pensatori che si dedicarono ad una quanto mai preziosa e feconda opera di apologia. Questo termine viene dal greco

che propriamente significa “parlare in propria difesa, difendersi, giustificarsi”, in altri termini spiegare le proprie ragioni e le motivazioni delle proprie azioni. Anche in seguito, quando erano cessate le persecuzioni ed era stata riconosciuta ai cristiani la possibilità di manifestare apertamente il proprio credo, l’apologia ha continuato a mantenere intatta la propria vitalità e la propria importanza, visto il proliferare di errori in maniera dottrinale e di contestazioni concernenti l’agire e l’operato della Chiesa. Soltanto negli ultimi tempi sembra, all’interno del mondo cattolico, meno presente di prima, forse in ossequio ad un malinteso senso del dialogo.
In effetti, tra i cattolici, non manca chi, magari spinto dalla nobile intenzione di rendere più facile il dialogo con altre religioni e, più in generale, con chi non condivide la nostra fede, ha in un certo senso rinunciato all’apologia. Gli effetti perniciosi di tale scelta sono però sotto gli occhi di tutti: forti sbandamenti dottrinali (a volte, persino all’interno della Chiesa), difficoltà da parte dei cattolici di fronte alla marea di accuse che provengono da certi ambienti laicisti ed anticlericali e che mettono seriamente in discussione l’essenza stessa della Chiesa ed il suo operare.
A questo proposito non va sottovalutata l’opera di attacco sistematico fatta a livello storico contro la Chiesa visto che spesso la “vulgata” corrente e purtroppo dominante sui libri di testo scolastici tende a presentare i secoli Cristiani come epoche dominate dall’oscurantismo, dall’intolleranza, dalle barbarie. Non mancano poi quanti, nell’epoca presente, contestano radicalmente il modo di essere della Chiesa e le posizioni da lei prese sulle tematiche di più stringente attualità.
La virulenza di tali attacchi, nonché lo spazio ad essi concesso da parte dei mass-media, dà talvolta a noi cattolici la sgradevole sensazione di sentirci quasi assediati in un mondo sempre più ostile alla visione cristiana della vita. In questo contesto sociale, la necessità di un’opera apologetica di spiegazione delle nostre tesi, di difesa delle nostre ragioni, di confutazione degli attacchi provenienti da più parti risulta quanto mai urgente, onde essere davvero pronti a «rendere ragione della speranza che è in noi» (Cf. 1 Pt 3,15). In questa sede basterà aver accennato a questa esigenza; in futuro, se ci sarà la possibilità, approfondiremo ulteriormente singoli aspetti ed argomenti concernenti la storia della Chiesa ed il suo operare nella società attuale.
Maurizio Cancelli
Collaboratore della Congregazione delle Cause dei Santi

 

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