letteraMSpesso i libri di storia (e, più in generali i mezzi di espressione della cultura dominante) mettono in cattiva luce l’atteggiamento della Chiesa e dei suoi uomini nel corso dei secoli. In realtà la storia, se esaminata in un modo più approfondito e senza pregiudizi ideologici, ci dice qualcosa di diverso; per difendere la nostra identità cristiana e per fare quella doverosa opera di apologia di cui si parlava nell’articolo scorso, è necessario sfatare anche qualche mito o qualche falsa leggenda consolidatasi nell’immaginario collettivo.
In questa sede cercheremo di dare qualche informazione sul Medioevo. In effetti, è proprio in questa epoca che si sviluppa la “societas cristiana” e proprio questa epoca viene fatta oggetto di attacchi continui. Ormai, anche chi non è storico parla riguardo al Medioevo di periodo buio, di oscurantismo: è diventato uno slogan, un luogo comune. Cercheremo di vedere come in realtà questa visione non risponde a realtà ma frutto della propaganda portata avanti dall’Illuminismo in funzione anticattolica.
Sicuramente nel Medioevo non tutti erano santi e, pure tra gli uomini di Chiesa, c’era chi non si comportava bene. Ma questo vale per tutte le epoche storiche e da qui a demonizzare un’epoca e a dimenticare quanto la Chiesa fece di benefico anche a livello sociale ce ne corre.
Anzitutto viene affermato che il Medioevo era oscurantista, nemico della cultura e questo non è vero, viste le straordinarie opere d’arte prodotte in quel periodo e che ancora oggi possiamo ammirare. Il Medioevo nasce dall’incontro della Chiesa con determinati popoli barbari, così chiamati perché non civilizzati. La Chiesa operò in modo tale che i costumi di questi popoli fossero sempre più evoluti e più conformi all’insegnamento del Cristianesimo, ma ovviamente questo processo ha richiesto tempi lunghi e non sempre è stato pacifico e lineare. Da qui alcuni fatti che, se isolati dal contesto, possono dar luogo ad interpretazioni fuorvianti.
D’altro canto, la Chiesa nel suo operare a livello sociale non impone dall’alto un tipo di società pensata a tavolino, come hanno fatto tutte le ideologie moderne, dalla Rivoluzione francese in poi. La Chiesa cerca prima di tutto di far penetrare il messaggio di Cristo nel cuore degli uomini e il processo di trasformazione della società avviene in modo progressivo, non repentino.
Per quanto riguarda il livello culturale dell’epoca, bisogna precisare che molte Università sono nate nel Medioevo per iniziativa, spesso, degli stessi studenti. Inoltre nel Concilio Lateranense del 1179 venne sancita la regola che ogni chiesa dovesse avere al suo fianco una scuola per permettere ai giovani di studiare. C’è stato quindi uno sforzo di istruire la gente e non è vero che la Chiesa fosse nemica di ogni cultura non cristiana. Infatti, come evidenziato anche da alcuni libri di scuola, la cultura classica greca e romana si è salvata soprattutto grazie ai monaci benedettini che nelle loro abbazie passavano anni a ricopiare antichi testi che così sono giunti fino a noi. Inoltre proprio nel Medioevo sono stati fondati gli ospedali. Difatti un’università senza ospedale rischia di diventare una forma di intellettualismo, così un ospedale senza università rischia di diventare quella che oggi sarebbe una forma di mera assistenza sociale. L’attenzione verso tutti e due gli aspetti, sia quello formativo del sapere che quello pratico dell’operare (l’ospedale nacque appunto per assistere le persone malate), fa capire come nella vita cristiana l’aspetto del fare e l’aspetto del sapere (l’aspetto teorico e l’aspetto pratico) debbano sempre andare insieme.
Il Cristianesimo, una volta penetrato nel cuore degli uomini, ha portato al superamento sia della concezione schiavistica che di quella maschilista, fortemente presenti in epoca pagana. Ovviamente, questo processo è avvenuto in maniera graduale, visto che per cambiare mentalità consolidate serve inevitabilmente del tempo.
Nel Medioevo non esiste più lo schiavo come nell’epoca romana. Esiste il servo della gleba che non è uno schiavo, è una persona, può avere beni e una famiglia. È vero che non poteva allontanarsi dal suo feudo (pezzo di terra che gli era stato concesso) a meno di particolari permessi, ma è vero pure che non poteva esserne cacciato. Un contadino dell’epoca aveva dunque la garanzia che non sarebbe stato privato del suo mezzo di sussistenza.
Tutto questo sarebbe cambiato allorché, dopo la Rivoluzione francese, fu introdotta la leva obbligatoria e quindi molti contadini, chiamati alle armi, vennero costretti per periodi di tempo anche lunghi ad abbandonare il proprio terreno, con gravi conseguenze per la propria famiglia. Nella visione cristiana non esisteva la leva obbligatoria, combatteva solo chi aveva una certa formazione, chi sceglieva di farlo per mestiere. Ma i contadini e gli artigiani non erano obbligati a prestare il servizio militare. Quindi un contadino aveva la garanzia che sarebbe rimasto sulla sua terra e che i suoi figli non gli sarebbero stati strappati, per essere mandati a combattere a 200.000 Km di distanza e a morire non si sa bene per cosa. Visto che oggi si parla tanto, a volte anche a sproposito, di pacifismo, sarebbe bene che qualcuno si ricordasse di questi fatti. È chiaro che la Chiesa non è mai stata pacifista nel senso utopistico in cui spesso il termine viene inteso oggi. Il no alla guerra è un’aspirazione, cioè tutti noi vorremmo che ogni guerra fosse eliminata, però è chiaro che questo presuppone veramente la conversione dei cuori e quindi non si può eliminare la guerra per decreto, cioè non si può dire: “ Da oggi nessuno più fa la guerra”, perché comunque le guerre continuerebbero ad esserci. Quello che si può fare, quello che ha fatto la Chiesa, è operare sulle coscienze, in modo che gradatamente si giunga ad una pace vera, che è frutto della giustizia e non è solo assenza di guerra.
Nell’epoca medievale, poiché la Chiesa aveva un’autorità morale riconosciuta, riusciva anche ad imporre determinate condizioni, per cui ad esempio le guerre non dovevano coinvolgere i civili, almeno quelli delle nazioni cristiane, non si poteva fare guerra in determinati periodi dell’anno (per esempio in quaresima), bisognava rispettare i nemici e i prigionieri. Si giunse quindi ad un livello tale per cui le guerre non furono eliminate, perché ciò non è mai accaduto nella storia e purtroppo mai accadrà, però vennero quanto meno limitate soprattutto negli effetti diciamo ‘devastanti’. Almeno tra le nazioni cristiane a volte c’erano combattimenti dove morivano solo due o tre persone e non c’era la guerra di massa che abbiamo visto negli ultimi secoli e che vediamo purtroppo attualmente.
Un altro punto su cui il Cristianesimo ha segnato un progresso è stato il superamento della visione della donna come se fosse praticamente un oggetto. Nella visione cristiana invece la donna comincia ad acquisire una sua dignità. Non a caso, uno degli studiosi che maggiormente hanno difeso il Medioevo è proprio una donna, la francese Régine Pernoud. Tale studiosa, per dimostrare che il Medioevo non era così maschilista come è stato dipinto, cita l’esempio dei monasteri doppi fondati dal Beato Roberto di Arbrissel. Questi monasteri vennero chiamati doppi perché convivevano monaci e monache, ovviamente non nel senso peccaminoso del termine, ma nel senso che vivevano insieme nello stesso edificio. A capo di questa comunità c’era generalmente una donna, una badessa, la quale quindi esercitava l’autorità non solo nei confronti delle monache, ma anche dei monaci. Oltretutto, in genere venivano scelte come badesse delle vedove perché si pensava che esse, avendo alle spalle un precedente rapporto di matrimonio, potessero fruire di una maggiore esperienza di vita. Questa fondazione di Roberto di Arbrissel fu abbattuta dai rivoluzionari francesi.
Nella società medioevale era pacifico che ogni potere derivasse da Dio. Secondo alcuni, il fatto che il potere derivi da Dio significa che può essere esercitato in modo arbitrario. Non solo non è vero, ma è vero il contrario: se un potere deriva da Dio va esercitato entro i limiti che Dio mette. Se io dico, ad esempio, che il padre o la madre di famiglia hanno un potere dato da Dio, chiaramente essi non possono esercitare tale potere al di fuori dei limiti che Dio traccia, perché ogni potere nella visione cristiana è una sorta di servizio, quindi non si può esercitare in una maniera arbitraria, ingiusta.
Se invece, come avviene nella visione moderna, il potere ha i suoi fondamenti soltanto nell’uomo, è chiaro che risulta totalmente arbitrario: chi fonda quel potere ne stabilisce i limiti che possono essere giusti o sbagliati. Perciò si può affermare che la visione cristiana del potere è un antidoto contro qualsiasi forma di assolutismo, contro qualsiasi forma di potere arbitrario. Quindi nella visione cristiana non c’è spazio per il totalitarismo, per l’assolutismo, per la dittatura. Per capire meglio il concetto occorre precisare che la base di ogni società cristiana è il cosiddetto diritto naturale. Questo concetto attualmente è molto discusso; alcuni lo considerano addirittura una stupidaggine e invece costituisce la base di qualsiasi visione cristiana della società.
Nell’enciclica “Veritatis Splendor”, scritta alcuni anni or sono, Giovanni Paolo II, riprendendo un’affermazione di Leone XIII, afferma: “La legge naturale è scritta e scolpita nell’animo di tutti e di ciascun uomo poiché essa non è altro che la stessa ragione umana che ci comanda di fare il bene e ci intima di non peccare” (cf. Veritatis Splendor, n. 44). È da sottolineare innanzi tutto come il Papa sottolinei che la legge naturale è scritta e scolpita nell’animo di tutti, non c’è uomo per il quale non valga il diritto naturale e, quindi, per arrivare a comprenderne i precetti, non è strettamente necessario essere cattolici o cristiani; basta semplicemente la ragione umana, che qualsiasi essere vivente ha.
Troviamo poi un’altra definizione di diritto naturale contenuta nella “Gaudium et Spes”, un documento del Concilio Vaticano II dove si afferma: “Nell’intimo della coscienza l’uomo scopre una legge che non è lui a darsi, ma alla quale invece deve obbedire e la cui voce, che lo chiama sempre ad amare a fare il bene e a fuggire il male, quando occorre, chiaramente dice alle orecchie del cuore: fa questo, fuggi quest’altro. L’uomo ha in realtà una legge scritta da Dio dentro al suo cuore; obbedire è la dignità stessa dell’uomo e secondo questa egli sarà giudicato” (cf. Gaudium et Spes, n. 16). Quindi il diritto naturale non è altro che una legge messa da Dio mette all’interno dei cuori di ciascun uomo e che ciascun uomo è in grado di comprendere; secondo il modo in cui gli uomini accolgono questa legge essi verranno giudicati. Ancora Giovanni Paolo II, sempre nella “Veritatis Splendor”, critica e denuncia con forza il rigetto della dottrina tradizionale riguardante il diritto naturale e la permanente autorità dei suoi precetti (cf. Veritatis Splendor, n. 4). Il diritto naturale non varia a seconda dei periodi storici; variano i fenomeni sociali, i costumi ma non la natura dell’uomo, che è uguale in qualsiasi epoca. Il concetto di diritto naturale non era estraneo neanche a popolazioni vissute molto tempo prima dell’avvento del Cristianesimo, come gli antichi Greci. Infatti lo scrittore greco Euripide parla in una sua famosa opera, “Antigone”, di leggi non scritte che esistono da sempre e che sono alla base della convivenza umana. Antigone era la sorella di Eteocle e Polinice i quali, per varie controversie, avevano combattuto tra loro ed erano entrambi morti in guerra. Il sovrano Creonte aveva ordinato che Eteocle fosse seppellito, ma Polinice no. Antigone si ribellò perché riteneva che anche il corpo di quest’ultimo dovesse essere seppellito. Citiamo il passo in cui vengono riportate le parole rivolte da Euripide a Creonte: “Non pensavo che i tuoi editti avessero tanta forza che un mortale potesse trasgredire le leggi non scritte e incancellabili degli dei”. (ndr – Si parla di dei perché ci troviamo in epoca pagana) “Infatti queste non sono di oggi né di ieri ma sempre vivono e nessuno sa da quando apparvero”.
La vera forza del diritto naturale è dunque contro gli abusi del potere. Infatti, benché i sovrani di tutte le epoche ci hanno fatto credere che i diritti umani, quindi i diritti inviolabili di ciascun uomo, sono una concessione graziosa da parte loro, in realtà tali diritti ci spettano in forza della nostra dignità di uomini e nessuno può violarli, nemmeno un Parlamento democraticamente eletto.

Bibliografia
CONCILIO VATICANO II, Costituzione Pastorale sulla Chiesa nel mondo contem-poraneo Gaudium et Spes.
CONCILIO VATICANO II, Costituzione Dommatica Dei Verbum.
GIOVANNI PAOLO II, Lettera apostolica Veritatis Splendor.
V. MESSORI, Pensare la storia – Una lettura cattolica dell’avventura umana, San Paolo Edizioni, 1992.
EURIPIDE, Antigone.

Maurizio Cancelli
Collaboratore della Congregazione delle Cause dei Santi